REGIONE, MILLE PRECARI IN PIU’; da 15 a 8 milioni di euro il finanziamento. Inascoltati i pareri contrari fra cui quello di Ichino.Tornano i tirocini formativi criticati e bloccati mesi fa. Contratti per sei mesi
Fonte: “Il Quotidiano” del 22 luglio 2010
Articolo di: Nino D’Agostino
Apprendiamo che l’assessore regionale alla Formazione si accinge a pubblicare il famoso bando dei mille stagisti da utilizzare nella Pubblica amministrazione.
Dopo consultazioni con i potenziali interessati (sindacati, Associazioni di volontariato ecc.) sembra che si voglia dimezzare il finanziamento portandolo dai 15 milioni di euro a circa 8 milioni di euro, impiegando i mille “fortunati” per sei mesi. A nulla è valso il giudizio negativo sull’iniziativa espresso dai sindacati, dalle organizzazioni imprenditoriali, dagli esperti del settore ( a cominciare dal prof. Ichino che è tra i giuslavoristi più accreditati in Italia).
La riflessione della giunta ha partorito una idea geniale: dimezzare il finanziamento ed il periodo di stage, ma mantenere i mille. Si vuole salvare capre e cavoli, ossia la possibilità di fare clientela da parte dei politici e quella di illudere coloro che saranno coinvolti, facendo intravedere loro che poi ci sarà un intervento di stabilizzazione.
Mi chiedo: perché dimezzare lo stanziamento? Forse è subentrato qualche senso di colpa o un lieve sussulto di responsabilità? A ben vedere, perché ridurre?
Lo si potrebbe raddoppiare (tanto Bruxelles non metterà becco, anzi si affretterà ad avanzare nuovi elogi sulla capacità di spesa della Basilicata, ipotizzando qualche premialità aggiuntiva), se poi lo si quadruplica è possibile coinvolgere tutti e 13 mila i richiedenti, una performance mai raggiunta nella storia delle politiche formative: accontentare tutti e subito (forza signora Mastrosimone, è sulla buona strada per moltiplicare occasioni di lavoro precario o falso lavoro).
A fine corso, è prevedibile che gli stagisti si organizzeranno per una riconferma, insedieranno un comitato di lotta, tutte cose utili per creare dipendenze dalla politica. In questo modo, per l’ennesima volta, la Giunta regionale non comprende il contesto che stiamo attraversando. Nella manovra di Tremonti è previsto che gli enti locali, soprattutto i più piccoli, dovranno accorpare molte funzioni e servizi essenziali, cosa che implica una tendenziale riduzione del personale a loro disposizione, il passaggio dei 270 dipendenti delle Comunità montane alle comunità locali porrà, pur sempre, un problema di esubero del personale.
Le pletora di collaboratori esterni dell’ente regione e del sistema delle autonomie locali, i lavoratori socialmente utili che attendono da decenni di essere assunti in maniera stabile, l’esercito dei dipendenti pubblici operanti nel settore ambientale che ammonta ad oltre 5.000 addetti sono altrettanti problemi che richiedono grandi e nuove soluzioni operative, in presenza, peraltro, di una dotazione di dipendenti pubblici a livello regionale che vede la Basilicata avanti di oltre sette punti rispetto alla media nazionale (con 63,3 dipendenti ogni 1.000 abitanti, contro una media di 55,9 dell’Italia e con l’ente Regione Basilicata che ha, dopo il Molise, il più alto costo del personale per abitante, pari a 93 euro per abitante, a fronte di una media nazionale di 44 euro).
Eppure la Regione Basilicata continua a mandare messaggi devastanti ai giovani disoccupati lucani, indicando come reale opportunità il posto nella Pubblica Amministrazione, ribadendo e prospettando la “cultura del sussidio”, orientando i giovani verso aspettative di lavoro deboli, se non inesistenti, ma funzionali a determinare protezioni politiche.
Non è vero che non c’è lavoro in Italia, come in Basilicata.
Il Cnel, in un recente rapporto sul mercato del lavoro, ci segnala che nel prossimo futuro seriranno 2,5 milioni di tecnici qualificati, abbiamo difficoltà di reperimento di infermieri co vuoti che riguardano il 60% dei posti disponibili, nella logistica, dove non si riesce a coprire il 50% della domanda, nel marketing, tra i responsabili della produzione e controllo di qualità, dove i posti vacantiraggiungono quasi il 50% e così via.
E il lavoro c’è anche in Basilicata, dove, assistiamo di contro a tanti paradossi nel mercato del lavoro: circa il 40% delle aziende artigiane non riesce a reperire la mano d’opera, di cui necessita il fenomeno dei mestieri rifiutati è molto diffuso. In agricoltura, nell’industria edilizia, in molti settori del terziario, avanzato e non, ci serviamo in molti casi di forza lavoro proveniente dall’esterno, dalle regioni limitrofe e dai paesi comunitari ed extracomunitari, il lavoro autonomo ha ampi spazi di sviluppo in tutti i settori di attività.
Le riflessioni svolte sommariamente finora conducono a quattro considerazioni finali.
La prima, c’è evidentemente un problema scuola-lavoro, che va affrontato in tutti i territori, se le aziende chiedono tecnici e la scuola non è in grado rifornirli.
Seconda, la politica non è in grado di attivare efficaci politiche attive del lavoro, spinge verso il posto fisso o precario nella Pa, dando luogo ad aree lavorative marginali dove distribuisce bassi salari e non incentiva accettabili livelli di produttività del lavoro.
Terza, il problema è che non coincidono le aspettative dei disoccupati con la domanda. Domanda ed offerta non si incontrano e non si può dire che un progetto come questo in esame ne faciliti l’incontro. C’è dunque una questione di orientamento e di cultura del lavoro da rivedere profondamente.
Quarta, ci sono vistose carenze di strategia ed organizzazione delle azioni programmatiche e dunque notevoli esigenze di riqualificazione professionale degli apparati preposti alle politiche del lavoro.
Per restare sul bando in questione, mi sia consentito avanzare un modesto suggerimento: perché prima di varare il bando non si fa un’indagine sui risultati conseguiti da esperienze analoghe fatte pur sempre dalla Regione Basilicata? Si potrebbero certamente ricavare elementi per capire se è utile imbarcarsi in un progetto del genere.
E’ appena il caso di rilevare che la mia è una proposta provocatoria, chiaramente inagibile: alla Regione Basilicata devono ancora scoprire la funzione del monitoraggio e valutazione degli effetti occupazionali dei fondi Por, quelle poche iniziative svolte in questa direzione sono frammentarie e ben custodite nei cassetti dei vari uffici regionali per evidenti motivi di opportunità (tanto la Ue si accontenta di qualche parziale rendiconto, riguardante l’impegno di spesa).
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